Le guerre di Roma contro i Falisci
Tito Livio ha narrato nella sua Storia di Roma (Ab urbe condita libri) gli scontri dei Falisci con Roma nell’arco di due secoli, dal 436 al 241 a.C.
Anno 436 a.C.
In questo scontro, nel quadro delle guerre condotte da Roma contro le popolazioni limitrofe, erano direttamente coinvolte Fidene e Veio, ma i Falisci, interessati a non avere diretti contatti con Roma, erano accorsi in aiuto delle due cittadine. Lo schieramento vedeva a destra i Veienti, a sinistra i Falisci e al centro i Fidenati. Il re dei veienti, Tolumnio, condivideva l’opinione dei suoi e dei Fidenati di temporeggiare attendendo l’attacco romano, mentre i Falisci, che mal sopportavano la lontananza dalle loro basi, sollecitavano lo scontro fiduciosi nell’esito della battaglia.
Tolumnio, per timore che i Fallisci abbandonassero la lotta, diede ordine di schierarsi in battaglia… L’esito fu disastroso … lo stesso Tolumnio perse la vita, Fidene fu espugnata, i Veienti e i Falisci furono costretti a scendere a patti con Roma.
Anno 396 a.C.
L’armistizio durò poco più di vent'anni, poi Roma riprese la guerra contro Veio. Nuovamente in soccorso della cittadina intervennero i Falisci e i Capenati. Incaricato di portare la guerra nell’agro falisco fu il generale romano Furio Camillo che, passato attraverso il territorio di Nepi, sgominò Falisci e Capenati facendo un ricco bottino. Quindi l’esercito fu condotto verso Veio che sembra fu espugnata con lo stratagemma di un tunnel che portò all’interno della cittadina l’esercito romano.
Anno 394 a.C.
L’esercito romano invase il territorio falisco e cinse d’assedio la stessa capitale Falerii Veteres, che “dovette scendere a patti molto onerosi con forte riduzione del suo prestigio su tutto il territorio.” E’ durante questo assedio che secondo Livio avvenne l’episodio del pedagogo fedifrago:
I figli dei capi della città erano stati affidati alle cure di un maestro ritenuto assai colto che era solito condurre quotidianamente gli allievi fuori città. Costui non aveva mutato il suo sistema pedagogico durante l’assedio e, quando gli si presentò l’occasione, portò i ragazzi all’accampamento romano consegnandoli a Camillo e sostenendo che così la città si sarebbe arresa.
Il generale romano lo redarguì aspramente, poi nudo e con le mani legate dietro la schiena, lo fece tornare insieme ai ragazzi nella città assediata.
Anno 358 a.C.
La sconfitta non aveva cancellato Falerii come entità politica. La rivolta contro Roma scoppiò di nuovo trovando alleate Tarquinia e Cere (Cerveteri). All’inizio la vittoria arrise agli alleati etruschi che misero in fuga i romani terrorizzati dallo stratagemma messo in atto dai sacerdoti che avanzavano come furie scatenate roteando fiaccole accese e grossi serpenti… poi i fuggitivi, rincuorati e scherniti dai loro generali, ripresero la battaglia volgendo in fuga le schiere nemiche…
Tarquinia e Cere dovettero arrendersi, mentre Falerii, staccatasi dalla Lega Etrusca, si accordò con Roma: il suo territorio divenne base a sostegno delle operazioni militari contro le popolazioni italiche.
Anno 293 a.C.
Questa specie di armistizio fu sopportato dai Falisci per circa 40 anni, poi essi, rompendo di fatto la tregua con Roma, nuovamente si allearono con gli Etruschi. La guerra fu inevitabile e vide l’espugnazione - racconta Livio - “di cinque castelli in località strategiche e fortificate”, tra cui TROILO “lasciando che ne sortissero 160 ricchissimi cittadini che avevano pattuito un’ingente somma…”
(Per quanto riguarda Troilo la sua ubicazione non è stata ancora accertata: potrebbe trattarsi di un insediamento su uno degli inaccessibile speroni tufacei della valle del Treja.)
Anno 241 a.C.
La resa dei conti per i Falisci si ebbe quando Roma, stanca delle difficoltà che essi frapponevano alle sue mira di conquista, scatenò la guerra e in sei giorni tutto il territorio falisco fu messo a ferro e fuoco: si ebbero 15.000 morti e cadde la stessa Falerii Veteres. Per il popolo falisco questa sconfitta significò “la cessazione come entità politica autonoma dello stato, la deportazione della popolazione in una località a cinque km di distanza priva di difese naturali”: sorse una nuova città, Falerii Novi.
Fonti:
T. Livio, Storia di Roma, Libri IV-V-VII-X
T.W.Potter, Storia del paesaggio dell’Etruria meridionale.
G. Pulcini, Civita Castellana, città trimillenaria.