IL  SACCO  DI  ROMA  DEL  1527 

 

Percorsa l’Italia con l’impeto di una valanga, l’esercito del Borbone la sera del 4 maggio si accampò vicino all’antica Veio…

Quando in città giunse la notizia, i Romani caddero preda di un turbamento profondo. Il papa bandì una crociata contro l’esercito imperiale, contro i luterani e quei marrani che con furia assassina avanzavano verso la città santa…

L’armata del Borbone intanto per Monte Mario  aveva raggiunto il Granicolo. Tedeschi, spagnoli, italiani, un esercito di quasi 40 mila uomini si accamparono da porta S. Pancrazio fino a Porta Torrione (oggi porta Cavalleggeri). 

I Lanzichenecchi guardavano con odio il Vaticano, sede di colui che Lutero chiamava l’anticristo. Roma si riteneva che fosse abitata da schiavi, crapuloni e ipocriti; che fosse la bugiarda Sodoma e Gomorra … 

A mezzanotte il Borbone fece suonare i tamburi. All’alba fu dato il segnale di attaccare. Senza artiglierie e senza scale, gli imperiali mossero all’assalto… Una coltre di nebbia  copriva gli spalti, cosicché da questi e da Castel S. Angelo i colpi d’artiglieria furono sparati

 alla cieca: in ciò i tedeschi videro la protezione del cielo. Gli spagnoli si gettarono all’assalto di  Campo Santo, i tedeschi di S. Spirito.  La visibilità era scarsissima, tanto che gli spagnoli fecero fuoco contro i tedeschi.

I soldati che tentavano l’assalto con le scale erano fatti precipitare. Il Borbone, ritto sul suo cavallo, si spostava qua e là esortando ad andare avanti.  Quando vide che indietreggiavano saltò da cavallo, prese la scala, l’appoggiò al muro,  vi pose sopra il piede e agitò il braccio perché lo seguissero.  Ma una palla d’archibugio lo colpì all’addome ed egli cadde gridando: ”Ah, notre  Dame, je suis mort!”.

Sulle mura si levò un grido di gioia…  I Romani credettero che il nemico fosse in fuga, invece la morte del Borbone infuse negli imperiali una furia tale che essi si gettarono con veemenza contro le mura. Il capitano dei  Lanzichenecchi fu il primo che raggiunse gli spalti, seguito da altri. Impadronitisi delle artiglierie, le girarono e fecero fuoco contro Castel  S. Angelo.

 

Quando questo esercito di diavoli entrò nella Leonina brandendo  spade sguainate e gridando selvaggiamente, la milizia cittadina volse in fuga. Gli uomini del rione Ponte furono trucidati. Dei mille uomini del rione Parione se ne salvarono un centinaio. La compagnia di Lucantonio fu sterminata... La guardia svizzera dopo un’eroica resistenza, fu annientata. Al grido: ”Spagna! Spagna! Impero!” i nemici si riversarono nel Borgo, massacrando chiunque incontravano, armato o inerme che fosse, e iniziarono a saccheggiare…            

Da  Storia di Roma nel Medioevo di  F. Gregorovius.